prestiti bceHa fatto il giro del mondo e farà discutere per molto tempo il referendum che qualche giorno fa ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Si tratta di un evento che cambierà le sorti dell’Europa a livello politico, economico e sociale. Lo scenario che va delineandosi è poco incoraggiante e, a dire il vero, non è neanche una novità, dato che da tempo molte nazioni europee hanno dato avvisaglie di disapprovazione verso le istituzioni di Bruxelles. L’esito referendario che ha stupito molti rientra nella democrazia e nel diritto di scegliere. Per di più sono anni che ci sono segnali di crisi in Europa e lo testimoniano i movimenti anti-europeisti che raccolgono sempre più consensi. In un contesto in cui l’Europa detta l’agenda dei Paesi e pretende austerity e rigore, dando poco in cambio, soprattutto dal punto di vista sociale, è molto probabile un effetto domino dopo la Brexit inglese.

C’è da dire però che molti contributi europei non vengono sfruttati bene dagli stati membri, che spesso e volentieri si perdono in lungaggini burocratiche o vengono mal gestiti. L’Italia è tristemente uno di quei paesi che, a causa di corruzione e burocrazia kafkiana, non riesce ad amministrare bene i finanziamenti provenienti da Bruxelles. Lo conferma una ricerca di Unimpresa, che sostiene che in circa due anni e mezzo, le banche italiane hanno ricevuto dalla Bce, oltre 850 miliardi di euro sotto forma di prestiti a tassi bassi. Soldi che però non sono finiti nell’economia reale, quindi non sono arrivati alle famiglie e alle imprese. Sebbene c’era l’intenzione di dare un impulso positivo al ciclo economico, così non è stato.
Dal dicembre 2013 ad aprile 2016 le erogazioni al settore privato sono infatti calati di oltre 15 miliardi. Pare che sia la finanza a beneficiare di tutto questo. E’ un meccanismo da rivedere e se non lo si fa in fretta si rischia che dopo il “leave” british, ce ne siano altri.


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