giovedì, Giugno 30, 2022
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Cessione del quinto per protestati, è possibile? Le regole per il 2022

La cessione del quinto per protestati è un privilegio concesso ai cattivi pagatori per avere la possibilità di pagare le proprie tasse e spese ritirando direttamente la cifra necessaria dalla propria busta paga. E’ quindi possibile ottenere il prestito anche se cattivo pagatore. Il prestito per protestati funziona diversamente da quello classico? Cosa significa essere cattivi pagatori? Come ricevere i prestiti per cattivi pagatori? Scopriamolo insieme.

Chi è il cattivo pagatore?

Per cattivo pagatore ci si riferisce all’individuo che nel corso della sua vita ha richiesto un prestito e ha avuto difficoltà nel restituirlo, consegnandolo dopo la scadenza o addirittura non consegnandolo proprio. Per essere denominato in questo modo si deve essere per forza clienti di una banca o di un ente finanziario. Esistono due tipi di cattivi pagatori: il cattivo pagatore lieve, ossia la persona che ha ritardato il pagamento di una o due rate nel giro di 12 mesi; il cattivo pagatore stabile, che ha ritardato delle rate in modo consecutivo per oltre 24 mesi. Nel secondo caso si viene segnalati al CRIF, ossia centri di rischio e controllo finanziario. Questa segnalazione serve alle banche o agli enti per scegliere se rilasciare un finanziamento, basandosi sulla capacità del cliente di restituire o meno il prestito. Generalmente non si rimane in questa lista per sempre, ma una volta ripresa la stabilità economica e di conseguenza la capacità di pagare costantemente le spese, dopo un minimo di 12 mesi a un massimo di 36 mesi si viene cancellati.

Come ottenere prestiti per protestati

Non sempre le banche vogliono emanare un finanziamento classico ad un cattivo pagatore e questa mossa ostacola ancora di più la vita di un individuo.

L’unica possibilità in questo caso è quella di domandare la cessione del quinto, che assicura la cifra massima di 60.000 euro. Per far si che avvengano prestiti anche per cattivi pagatori, è necessario però essere lavoratori o pensionati. In questo modo lo Stato è sicuro di rilasciare un prestito che verrà sicuramente rimborsato, perché detratto direttamente da una entrata lavorativa. Ovviamente la cifra che viene ritirata volta per volta non deve essere superiore ad un quinto della busta paga e viene valutata in base al reddito che si possiede. Il datore di lavoro non può scegliere se concedere o meno questo privilegio, ma ha solo il compito di firmare un foglio spedito dall’INPS in cui assicura pagamenti rapidi e puntuali.

Richiedere la cessione del quinto è semplice. Per prima cosa è necessario mandare una domanda alla Banca e all’ufficio INPS a cui si è associati, inviando la documentazione personale e la documentazione anagrafica, l’inquadramento della posizione reddituale e lavorativa, l’ultima busta paga, il certificato di stipendio, l’importo TFR maturato, la retribuzione mensile ed annua e i vari trattenimenti in busta paga. In genere i controlli avvengono nel giro di due settimane e in questa circostanza di tempo è necessario attendere la risposta.

Una volta che la banca e l’INPS ritengono idonei questo contratto, inizia il prestito. In caso di mancata restituzione del prezzo a causa di perdita di lavoro, infortunio o morte non c’è da preoccuparsi, in quanto entra in gioco la polizza assicurativa obbligatoria che tutela gli istituti che emettono il finanziamento e l’assicurazione lavorativa che si occuperà di rimborsare la cifra mancante.

 

 

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