twitter borsaSta scattando l’ora dell’ipo per Twitter, il popolare social network che insegue Facebook in termini di popolarità. La data prefissata è l’ultimo giovedì di novembre, anche se non si esclude un rinvio al 2014.
Sembra che la lezione di Facebook, la cui ipo sopravvalutò di molto il valore reale delle azioni, sia servita: Twitter partirà in maniera con una quotazione iniziale molto più tranquilla.
A curare l’ipo di Twitter, azienda fondata ufficialmente nel 2007, sono Morgan Stanley, Goldman Sachs,  JPMorgan Chase, Bank of America Merrill Lynch e Deutsche Bank.
La società ha chiuso il 2012 con ricavi per 317 milioni di dollari e una perdita di 79 milioni di dollari. Nei primi sei mesi dell’anno, i ricavi si sono attestati a 253 milioni di dollari e il rosso a 69 milioni di dollari.
L’85% dei ricavi arriva dalla pubblicità. Il 65% dei ricavi pubblicitari arriva dal mobile nei tre mesi che si sono chiusi il 30 giugno. Il 75% dei ricavi arriva dagli Stati Uniti anche se Twitter spopola in tutto il mondo, con oltre 215 milioni di utenti attivi, tra cinguettii che si tramutano in veri e propri scoop, foto e video di dieci secondi, sempre all’insegna della massima sintesi possibile.

Sta scattando l’ora dell’ipo per Twitter, il popolare social

network che insegue Facebook in termini di popolarità. La data

prefissata è l’ultimo giovedì di novembre, anche se non si

esclude un rinvio al 2014.
Sembra che la lazione di facebook, la cui ipo sopravalutò di

molto il valore reale delle azioni, sia servita: Twitter

partirà in maniera molto più tranquilla.
A curare l’ipo di Twitter sono Morgan Stanley, Goldman Sachs,

JPMorgan Chase, Bank of America Merrill Lynch e Deutsche Bank.
La società ha chiuso il 2012 con ricavi per 317 milioni di

dollari e una perdita di 79 milioni di dollari. Nei primi sei

mesi dell’anno, i ricavi si sono attestati a 253 milioni di

dollari e il rosso a 69 milioni di dollari.
L’85% dei ricavi arriva dalla pubblicità. Il 65% dei ricavi

pubblicitari arriva dal mobile nei tre mesi che si sono chiusi

il 30 giugno. Il 75% dei ricavi arriva dagli Stati Uniti anche

se Twitter spopola in tutto il mondo, con oltre 215 milioni di

utenti attivi, tra cinguettii che si tramutano in veri e

propri scoop, foto e video di dieci secondi, sempre

all’insegna della massima sintesi possibile.


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