tremonti germaniaE’ un Giulio Tremonti aristotelico quello che dichiara: “Tre anni fa il G20 riuscì a contenere la crisi. Adesso tutto dipende dall’Europa, e l’Europa dipende dalla Germania, e in Germania dipende dalla capacità che penso abbiano e devono avere di superare le loro incertezze e di capire che l’Europa è un bene comune per tutti, compresi loro”. In tempi di crisi c’è bisogno di un colpevole e l’imputato per il Ministro del Tesoro italiano ha sede a Berlino. Il riferimento, per nulla velato, è ai tentennamenti della Germania a fronte del potenziamento del fondo di tutela dell’economia degli stati europei, l’Efsf. Il Bundestag dovrà ratificarne le misure convincendo poi tutte le nazioni dell’euro ad accettarlo. In sostanza il fondo Efsf potrà acquistare titoli di stato, alleviando la Bce dal peso esclusivo di questa azione.

Sul fronte interno, la posizione di Giulio Tremonti è sempre più soggetta a critiche, anche se il ministro si dichiara inattaccabile. La rottura con Berlusconi, suo paladino di un tempo, è ormai insanabile ed è riassunta in una dichiarazione: “Vedo che non ha smentito le frasi riportate dai giornali, dice che io vado per il mondo a rovinare la credibilità dell’Italia: ma mi pare che ci sia già chi lo fa, per la verità”. Testardo ed insolente come un alunno di intelligenza superiore, il maestro di sillogismi economici Giulio Tremonti resiste agli attacchi dei vari Bondi e Santanchè. Ma se lui resta a galla, l’Italia, purtroppo affonda e pende dalle labbra dell’indecisa Germania.


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