grecia referendum europaTanta fatica per ottenere gli aiuti e poi un clamoroso passo indietro: sembra questa la direzione intrapresa dalla Grecia, che ha deciso di indire un referendum sugli ausili economici forniti dall’Unione Europea a fronte di rassicurazioni circa il calo del debito greco che tanto sta pesando sulle tasche dei cittadini.
Il primo ministro greco George Papandreou non ha ancora avvisato formalmente nessuna Commissione e dall’UE traspare nervosismo ed irritazione. Infatti la probabilità che il popolo voti no agli aiuti nel referendum che dovrebbe tenersi a inizio 2012, è altissima, e la conseguenza sarebbe il default del debito e l’uscita della Grecia dall’euro. Le borse hanno risposto con cali assai rilevanti. A Milano l’indice è vicino al -7%, con i titoli bancari che vanno a picco: Mps -8,7%. Unicredit -11%, Intesa Sanpaolo -14,4%.

Il caso Grecia è emblematico di quanto l’Europa sia lontana dai problemi interni di ogni nazione. Per mantenere un organismo sano bisogna avere cura di tutte le parti, ma non si può curare il mal di testa con gli stessi medicinali che si usano per il mal di stomaco. Forse l’Europa è solo nella testa di chi l’ha voluta: manca una coscienza politica europea, prevalgono esigenze puramente economiche. Pretendere che il cittadino greco faccia sacrifici esorbitanti per restare attaccato a un ente di cui conosce solo il nome è assurdo. Lo sanno anche gli stessi commissari UE, che vedono nel referendum una scontata pietra tombale. E così sia.


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