prestiti bancariI prestiti in sofferenza, in inglese non performing loans, sono in continuo rialzo. Rispetto all’anno scorso, nel mese di settembre, la percentuale di insolvenze è salita dal 5,9% al 7,5%. La perdurante crisi delle imprese sfavorisce anche i dipendenti e le famiglie, sia per la cassa integrazione, sia per l’aumento della disoccupazione e quindi dei figli a carico.

La diffidenza delle banche verso le piccole e medie imprese non favorisce certo la rottura di questo circolo: il flusso di credito bancario è quasi sempre dirottato su grandi aziende, lasciando da parte le meno ingenti che però nel totale forniscono il 75% dei posti di lavoro in Europa. Le banche hanno quindi gioco facile nel dare la colpa alla crisi: l’azzeramento del prestito con la scusa della rischiosità è però soltanto il primo passo verso un collasso totale dell’economia. Senza credito non si esce dalla spirale della crisi, l’assurdo contenimento del credito e la mancanza di fiducia nella ripresa non portano da nessuna parte, se non ad un assurdo protezionismo delle banche, organismi sempre più distanti dal mondo reale. Serve al più presto una ricucitura dello strappo tra finanza ed economia reale: il prestito bancario sarebbe un principio di sutura, altrimenti la ferita rischia di allargarsi fino a divenire mortale per le imprese.


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