microimpreseCrif-Nomisma rileva che in Italia cresce lievemente, dal 24,5% al 25,6%, il numero delle microimprese che prevedono di investire nel corso del 2011.
C’è però un dato che preoccupa: l’aumento delle esigenze di credito delle aziende non agevola le banche, che preferiscono finanziare gli investimenti piuttosto che fornire prestiti per tamponare la mancanza di liquidità. La situazione, insomma, non è rosea.
L’osservatorio sul credito delle piccole e microimprese promosso da Confartigianato Imprese Firenze, per esempio, ha rilevato che i due terzi delle microimprese ha chiesto prestiti per sopperire alla scarsa liquidità, mentre solo un terzo ha manifestato l’orientamento verso nuovi investimenti.
Il principale ostacolo alla crescita delle microimprese deriva dalla generalizzata diminuzione della domanda: in tempo di crisi le famiglie tendono a risparmiare e a ridurre i consumi. Alcuni settori, poi, conoscono più difficoltà di altri sempre per questioni di congiuntura economica. In questa situazione la concorrenza non viene percepita come ostacolo insormontabile, forse per la consapevolezza concreta che può riassumersi nel detto popolare “siamo tutti sulla stessa barca”.


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