lavoratori atipiciLavoratori atipici, precari, chiamateli come vi pare ma già quando pronunciate questo termine avrete sempre l’idea che si tratti di personale di categoria inferiore, con una marcia in meno: un vizio originario, sin dai tempi dei co.co.co. Quello che era nato come un esperimenti di flessibilità è naufragato nello sfruttamento di risorse a scopo risparmio aziendale, andando a formare una schiera di persone destinate a pensione minima e possibilità lavorative appese a un filo. La verità è che molto spesso il lavoro a tempo indeterminato è appannaggio di chi ha più fortuna, non di chi se lo merita. Tutele, scatti di anzianità, contratti minimi, restano un sogno per chi naviga a vista nell’universo dei contratti a progetto. Per non parlare della retribuzione: l’Istat rileva che nel 2012, lo stipendio medio mensile netto di un dipendente atipico a tempo pieno è stato di 1.070 euro, 355 euro in meno rispetto a un dipendente standard a tempo pieno. Un quarto in meno. Ora c’è in primo piano il problema della disoccupazione giovanile, subito dopo ci dovrà essere quello della qualità dell’occupazione: slegare l’uno dall’altro potrebbe solo portare a un nuovo ribasso degli stipendi e della catena dei consumi.


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