mercato obbligazionarioIn questo momento l’investimento obbligazionario vive una fase difficile; ciò è espresso nei mercati obbligazionari dall’aumento generalizzato dei rendimenti a scadenza. Ciò risulta in una diminuzione di prezzo, e quindi in una perdita sulla posizione per chi detiene un’obbligazione in portafoglio. In questo periodo si è inoltre assistito ad un aumento della volatilità dei corsi obbligazionari, inducendo una maggiore ansia e scetticismo da parte dell’investitore obbligazionario. Il miglioramento dei fondamentali economici e finanziari del settore privato hanno ulteriormente acuito tale fenomeno.
Nell’ambito dell’obbligazionario corporate, tuttavia, si collocano sia opportunità “investment grade” che “high yield”. Riteniamo che l’high yield offra una valida opportunità di reddito, soprattutto in relazione al rischio.
Sull’orizzonte di investimento il rendimento dell’obbligazione corporate è determinato da tre fattori: flusso cedolare, movimento di prezzo dovuto a variazioni nello spread di credito, movimento di prezzo dovuto a variazioni nelle curve dei rendimenti.
Il flusso cedolare è definito e quindi non presenta particolari incertezze. Per quanto riguarda gli spread di credito, resta spazio di restringimento: siamo spesso vicini a livelli di fair value, ma ulteriore miglioramento dovrebbe materializzarsi con la continuazione e il consolidamento del ciclo di crescita. Ricordiamo che investire in obbligazioni high yield implica una visione costruttiva sulla crescita, quindi sulle aziende, quindi probabilmente sui mercati azionari: la correlazione fra andamento degli spread di credito e andamento delle azioni è generalmente evidente.
L’inclinazione positiva della curva ed il differenziale dei tassi d’interesse a lunga rispetto a quelli a breve esprime la preoccupazione da parte degli operatori di mercato per un ritorno dell’inflazione. A tale proposito, si notano delle pressioni inflazionistiche nelle componenti “Food & Energy” che possono avere anche delle conseguenze politiche non trascurabili, come ad esempio in Tunisia ed Egitto, e che potrebbero o meno trasmettersi nelle misure di inflazione ritenute target da parte delle banche centrali.
Analizzando uno scenario di lungo termine e prevedendo una fase rialzista dei tassi base da parte delle banche centrali delle economie sviluppate a partire dal 2012, appare quindi estremamente importante identificare degli strumenti che possano permettere di conservare il potere d’acquisto dell’investimento, ovvero il suo valore nel tempo.
Intravediamo i rischi maggiori sulla curva dei tassi: bear flattening, rialzo non parallelo della curva, con tassi a breve che salgono di più dei tassi a lunga. Tale situazione è piuttosto sfavorevole all’investitore obbligazionario classico, penalizzato su tutte le scadenze. In contrapposizione, l’investimento high yield (che matura un rendimento a scadenza più elevato) compensa più rapidamente eventuali discese di prezzo a seguito di movimenti al rialzo della curva, difendendo così meglio il potere d’acquisto dell’investitore.
Una possibile alternativa è posizionarsi direttamente sulla parte monetaria a breve (6 mesi indicativamente) e sugli strumenti a tasso variabile o con caratteristiche cedolari studiate apposta per approfittare dell’appiattimento della curva. Quest’ultima soluzione implica l’accesso a strumenti meno diffusi e più complessi per i quali di volta in volta occorre valutare attentamente tutti i fattori di rischio attuali e prospettici che ne influenzano i corsi.

Analisi a cura di Lemanik


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