borsaIl terremoto in Giappone ha destato grosse preoccupazioni sia dal punto di vista umanitario che da quello finanziario. Dal punto di vista umanitario le conseguenze più importanti sono state causate dallo tsunami. Dal punto di vista finanziario ciò che più preoccupa è la fuga di emissioni radioattive provenienti dall’impianto nucleare di Fukushima e le conseguenze che questo avrà sulla produzione di energia da nucleare del Giappone, che contribuisce per il 30% alla produzione di energia totale.

Sul fonte europeo notizie confortanti su una risoluzione della crisi del debito sovrano: estensione della capacità massima effettiva dell’EFSF a 440Bn EUR; autorizzazione all’EFSF di sottoscrivere nuove emissioni di debito dei paesi in crisi partecipando alle aste. Questa settimana i guru che da mesi invocano una ristrutturazione del debito della Grecia sono stati soddisfatti: alla Grecia sono stati concessi sia l’allungamento delle scadenze a 7 anni e mezzo che la riduzione del tasso pagato al 4%. Seppure tecnicamente non sia stata chiamata così, questa di fatto è una ristrutturazione di una massa di debito pari al 30% del totale. L’apertura del primo ministro greco ad attuare una politica di privatizzazioni per un totale di 50Bn EUR contro i 15Bn EUR previsti dal piano di salvataggio di Maggio 2010, inoltre, è sicuramente un segno di flessibilità da parte delle autorità greche.

Caso diverso invece in Irlanda, dove il nuovo governo ha rifiutato di elevare l’aliquota fiscale sulle società e di conseguenza non ha potuto rinegoziare il pacchetto di salvataggio. In ogni caso una modifica dei termini inizialmente negoziati è obiettivo di tutte le parti coinvolte e sarà argomento di discussione nei prossimi mesi.
In termini di crescita questo è sicuramente un dato positivo, in quanto offre più tempo alla Grecia (e di conseguenza a tutti i Paesi che fanno ricorso all’EFSF) per ripagare il proprio debito ed attuare le riforme strutturali necessarie a rilanciare l’economia. A ciò va aggiunto il fatto che la riduzione del 25% del costo del finanziamento d’emergenza farà risparmiare al tesoro greco 6,6Bn EUR in 6 anni e mezzo, quasi il 3% del GDP.

Aspre critiche sono state fatte alle dichiarazioni di Trichet di non escludere un rialzo dei tassi alla prossima riunione del consiglio dell’ECB. Molti ritengono infatti che un rialzo dei tassi metterebbe a rischio la ripresa economica dei paesi che già devono operare un programma di austerità fiscale. In questo contesto va però rilevato che le misure eccezionali della ECB per i singoli stati vengono mantenute; le misure standard generali per tutti i paesi membri dell’Unione Europea vengono sfruttate per combattere l’aumento generale del costo della vita. Tale ripresa dell’inflazione è superiore al tasso obiettivo in quasi tutti i Paesi dell’Unione, dove la difesa del potere d’acquisto è considerata prioritaria rispetto alla crescita. Appare quindi non appropriata l’affermazione che un aumento generale dei tassi d’interesse metterebbe in difficoltà i paesi in crisi, in quanto a tali paesi sono dedicate misure eccezionali volte a sostenerli in una logica di crescita europea e di aumento della coesione politica e fiscale dei singoli Paesi.

Analisi a cura di Lemanik


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