attilio beferaIl dogmatismo del direttore dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia Attilio Befera è strabiliante. Alla presentazione del libro dal titolo ironico (o sarcastico?) “Il salasso” ha spiegato che “L’evasione é una e tutta uguale. Poi perché le tasse non vengono pagate é una cosa secondaria”. E a proposito di coloro che non riescono a pagare per difficoltà economiche ha sentenziato: “Io mi chiedo: chi é che stabilisce se l’evasione é fraudolenta o di necessità? Lo decidiamo noi? Lo decide il contribuente?”. Si è dimostrato così uomo di legge tutto d’un pezzo però… c’è un però. Alla domanda sulla deducibilità degli scontrini anche da parte dei privati ha risposto che non sarebbe né etica né conveniente: “L’onestà per convenienza non la trovo corretta e la misura non porta quei vantaggi di cui tutti parlano”. E a corollario, la divina citazione “L’onestà è qualcosa che sa il Padreterno, noi cerchiamo di saperlo ma non riusciamo a stabilirlo. La trasparenza sì che si può stabilire”.
Ma se l’onestà è conosciuta solo il Padreterno, perché Befera parla di onestà par convenienza? Forse che almeno inconsciamente si sente un Padreterno? E se si propone una deducibilità degli scontrini per la lotta all’evasione, perché mister Equitalia si appella alla purezza di un concetto, l’onestà con la O maiuscola, per negarla ai cittadini? Già perché i contribuenti sono persone, non numeri. Peccato che pochi ormai se ne rendano conto tra funzionari e politici. Qualcuno pensa persino che i problemi di coscienza si risolvano con uno strumentino tecnico chiamato redditest: suvvia egregio e sommo Befera, anche per quelli c’è il Padreterno.


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