monti guerra sindacati“L’Italia ha iniziato una guerra durissima, che non è ancora finita”, è un Monti in tenuta John Wayne quello che ha parlato davanti all’Abi. Ma contro chi o contro cosa va questa battaglia? Contro i dettami di una Germania troppo concentrata su se stessa e poco sull’Europa? Contro l’Europa stessa che non sa come gestire la crisi dei suoi stati membri? No, le preoccupazioni del premier Monti sono molto più interni all’Italia. La guerra in corso è contro quegli enti extraparlamentari con cui il Governo deve fare i conti. Il riferimento è chiaro e tondo a sindacati e Confindustria che in fase di concertazione “devono essere consultati dal Governo ma su gran parte delle materie le parti sociali restano parti, importanti e vitali, ma non soggetti nei confronti dei quali il governo generi una sorta di outsourcing di responsabilità”. Un’affermazione forte, che se fosse stata fatta dal precedente premier Berlusconi avrebbe sollevato un’ondata di critiche da parte delle due componenti sociali, Confindustria e sindacati, ed anche sul fronte dell’opposizione. Ma oggi l’opposizione non c’è più, con la Lega impegnata in un risanamento interno, l’Idv che fatica a costruire un discorso propositivo che prenda luce rispetto all’aspetto combattivo del partito, così come il Movimento 5 Stelle. Il Governo di nessuno vuole governare da solo, vuole decidere in fretta ma l’allergia alle critiche, il farsi sordi, non ha mai fatto il bene di nessuno Parlamento e nemmeno quello di nessun popolo.


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