crisi portogalloIl Portogallo non ce la fa più: è in piena crisi. Il primo ministro portoghese si è dimesso dopo avere presentato il suo piano di austerity, respinto dal Parlamento. L’UE si è riunita per stabilire una road map: già sia parla di un soccorso di circa 75 miliardi di euro. Insomma, è esplosa la “sindrome portoghese”. Il lentissimo tasso di crescita basso e la disoccupazione alle stelle sono causa e specchio della situazione attuale: certamente servirà un nuovo Governo che imponga un piano di risanamento con forti tagli della spesa pubblica e sia capace di tener fronte alle inevitabili proteste che ne seguiranno. Intanto i tassi dei stato del Portogallo sono saliti ancora: i titoli pubblici con scadenza due anni hanno assunto un tasso del 6,87%.

L’Europa Unita teme un nuovo effetto domino: Grecia, Irlanda, Portogallo e si teme ora la Spagna, che ha nel forte indebitamento delle casse rurali uno dei principali punti deboli. Questo timore è stato espresso anche dal Presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che teme per prossime speculazioni sui titoli spagnoli.
Secondo alcuni economisti c’è il rischio della divisione dell’Eurozona: aleggia lo spettro di un euro a due velocità. Dalla Spagna si potrebbe arrivare all’Italia, che ha il secondo-terzo debito del pianeta. La crescita in Italia è poco sostenibile, a fronte di una certa tenuta dei conti pubblici. Forse all’Italia servirebbe più coraggio nel rilancio: le sindromi economiche vanno affrontate a livello psicologico ma anche a livello pratico.


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