pmi cinaSiamo abituati a credere che la Cina stia in un certo senso trainando l’economia mondiale, soggetta a difficoltà di vario genere. In realtà la crisi globale si fa sentire anche in Oriente, soprattutto sulle piccole e medie imprese della provincia dello Zhejiang. La situazione non è passata inosservata agli occhi delle banche che investono nella nuova economia cinese, come Barclays, secondo cui le imprese si rivolgono a creditori extra-bancari, i cui interessi spaventerebbero anche i più esosi usurai: si parla di quote dal 20% al 180% chiesto ad alcune pmi.
In effetti nell’ultimo triennio il governo ha stanziato quattromila miliardi di dollari per salvaguardare le aziende: questo credito ora è stato bloccato per l’inflazione, ai massimi in Cina, e per il rischio di sovraesposizione. La mancanza di liquidi è un problema da non trascurare: l’ondata di fallimenti potrebbe propagarsi alla svelta innescando una catena economica negativa che include il crollo del valore le proprietà immobiliari e dei prezzi al consumo a causa del calo di richieste. In realtà alcuni economisti sottolineano l’esiguità totale dei fallimenti analizzati, diciannove, e la difficoltà di ragionare sulle numeriche dei prestiti sotterranei. Insomma i sintomi ci sono, ma capire quanto sia grave la malattia è ancora difficile.


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